Dieta Chetogenica vs COVID-19

18 Giugno 20210
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Meno zuccheri, meno infiammazione

Quanto potrebbe essere efficace la Dieta Chetogenica nel ridurre i rischi del Covid?

Un recente studio del dottor Samir Giuseppe Sukkar e del professor Matteo Bassetti, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Nutrition Reviews, avrebbe messo in luce proprio la possibilità che la Dieta Chetogenica rappresenti una delle possibili risposte terapeutiche, da mettere in atto già dalla prima settimana in cui si risulta positivi al virus.

Nello studio pubblicato per OECI (Organisation European Cancer Institute), il Dottor Samir Giuseppe Sukkar – responsabile dell’Unità operativa dipartimentale di Dietetica e Nutrizione clinica del Policlinico San Martino -, e il Professor Matteo Bassetti – primario di malattie infettive del Policlinico San Martino – evidenziano come la somministrazione di un regime alimentare a basso contenuto di carboidrati e alto contenuto di lipidi nei soggetti affetti da Coronavirus, contribuisca a ridurre:

  • Mortalità;
  • Utilizzo di ventilazione artificiale;
  • Necessità di ricovero in terapia intensiva.

Negli ultimi mesi sono in molti coloro che hanno cercato di comprendere come prevenire l’infezione da Covid 19, nella solida speranza di trovare, anche nell’alimentazione, una forte risposta terapeutica.

La forma grave della malattia da COVID-19 è caratterizzata dalla sindrome da tempesta di citochine e dalla coagulazione intravascolare disseminata.

Il diabete, l’obesità e l’ipertensione hanno come comuni denominatori un’infiammazione cronica di basso grado e livelli elevati di mieloperossidasi plasmatica, che potrebbero essere collegati all’iperattivazione fagocitica polmonare e alla tempesta citochinica.

L’iperattivazione dei macrofagi M1 con un fenotipo proinfiammatorio, che è legato alla glicolisi aerobica, porta al reclutamento di monociti, neutrofili e piastrine dal sangue circolante e svolge un ruolo cruciale nella tromboinfiammazione.

Vale la pena ricordare che anche l’aumento del sedentarismo avvenuto durante il lock-down ha portato ad un impatto negativo sulle condizioni generali di salute.

Il sedentarismo dovuto alla politica di prevenzione in atto, applicata in diversi paesi durante la pandemia COVID-19, ha mostrato effetti deleteri sul metabolismo del muscolo scheletrico, inducendo resistenza all’insulina, deposito di grasso e infiammazione sistemica di basso grado, con un peggioramento generale dei parametri metabolici, controllo del glucosio e stato infiammatorio.

È importante sottolineare che i pazienti con COVID-19 in condizioni critiche con obesità e malnutrizione hanno mostrato risultati peggiori rispetto ai pazienti obesi senza malnutrizione.

Durante il lock-down, lo stile di vita e le abitudini alimentari di gran parte della popolazione mondiale sono cambiate drasticamente.

Il consiglio nutrizionale più importante è stato quello di ridurre il consumo di cibo spazzatura e di preferire cibi con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, con il potenziale di influenzare positivamente il sistema immunitario.

La dieta chetogenica può svolgere un ruolo nel modulare le cellule immunitarie sia innate che adattive, che proteggono sinergicamente l’ospite dagli attacchi dei patogeni.

Come funziona la dieta chetogenica in caso di Covid-19?

La dieta chetogenica può svolgere un ruolo nel modulare le cellule immunitarie sia innate che adattive, che proteggono sinergicamente l’ospite dagli attacchi dei patogeni.

Esistono molteplici meccanismi attraverso i quali i corpi chetonici possono avere un impatto sulle infezioni virali gravi, come la malattia COVID-19.

Un recente articolo del gruppo di ricerca sul Covid dell’ospedale policlinico San Martino – The dark side of the spoon – glucose, ketones and COVID-19: a possible role for ketogenic diet? – riassume esaurientemente questo concetto, proponendo la somministrazione di chetoni esogeni a pazienti critici, al fine di mirare alle complicanze dei virus respiratori come possibile terapia.

L’ipotesi dei ricercatori è quella che una dieta chetogenica eucalorica, riducendo l’apporto dietetico di glucosio, possa favorire il processo antinfiammatorio attraverso la modulazione del metabolismo immunitario.

La modulazione metabolica indotta da una dieta chetogenica può influenzare i seguenti quattro bersagli: inibizione dei macrofagi M1, attivazione dei macrofagi M2, disinibizione della produzione di IFN-I indotta dalla sovrapproduzione di lattato e diminuzione della sintesi del virus nelle cellule.

La riduzione dell’assorbimento di glucosio da parte dei macrofagi M1 rappresenta l’obiettivo principale del trattamento metabolico della tempesta di citochine, perché la glicolisi aerobica è il modo principale con cui l’ATP viene prodotto nei macrofagi M1 attivati ​​e consente ai macrofagi M1 di svolgere funzioni effettrici, come la produzione di citochine infiammatorie.

Inoltre, si ritiene che l’aumento dei corpi chetonici endogeni indotto dalla dieta chetogenica, potrebbe rappresentare una strategia più preziosa per prevenire l’infezione da Sars-Cov2 e gli esiti avversi nei pazienti obesi, in particolare nell’attuale contesto di un emergenza pandemica prolungata.

Infatti, la prevenzione e/o la correzione di tutte le condizioni di rischio associate alla grave malattia da COVID-19 (obesità, iperglicemia, elevata variabilità glicemica, insulino-resistenza, ipertensione) è obbligatoria, in considerazione di nuove ondate di infezioni, in assenza di terapie farmacologiche efficaci, nonché della vaccinazione.

Ciò potrebbe essere ottenuto con una strategia nutrizionale mirata a indurre la perdita di massa grassa, a ridurre l’infiammazione cronica, la resistenza epatica e sistemica all’insulina e a migliorare lo stato nutrizionale, la salute cardiovascolare, la risposta immunitaria, l’omeostasi del glucosio e il controllo della pressione sanguigna.

Dieta chetogenica e Covid: i risultati dello studio Sukkar-Bassetti

Tra febbraio e luglio 2020 su 102 pazienti positivi ricoverati al San Martino, 34 hanno seguito una dieta chetogenica e 68 pazienti hanno invece seguito una dieta comune. I primi, nonostante le gravi condizioni, hanno mostrato una migliore capacità di sopravvivenza rispetto ai secondi che, invece, sono finiti in terapia intensiva.

Lo studio di Sukkar – Bassetti ha dimostrato quanto i soggetti con importanti problemi di peso o affetti da obesità, siano considerati a maggior rischio di contrarre il Covid 19.

In realtà, però, non sono solo questa categoria di soggetti da ritenere in pericolo, ma anche coloro che sono affetti, al contrario, da una forma di malnutrizione.

La malnutrizione può essere catalogata in due tipologie – afferma Sukkar -, fenotipica ed eziologica.

I fattori fenotopici sono sostanzialmente: visibile perdita di peso negli ultimi mesi, basso indice di massa corporea e ridotta massa muscolare. I criteri eziologici, invece, sono dati dalla riduzione dell’apporto alimentare e dal grado di infiammazione.

Viene appunto da considerare che una cattiva alimentazione, in un eccesso o nell’altro, rappresenti un criterio allarmante per un soggetto positivo al Covid.

I pazienti maggiormente a rischio, sia in fase pre covid che post malattia, sono proprio i diabetici. All’Ospedale San Martino è stata infatti sperimentata la dieta chetogenica su di loro, ottenendo ottime risposte dall’organismo.

Il regime alimentare a basso contenuto di carboidrati e alto contenuto di lipidi, in pazienti affetti da Coronavirus, sembra contribuire alla riduzione della mortalità e dell’utilizzo di ventilazione artificiale, nonché al conseguente ricovero in terapia intensiva.

Dallo studio di Sukkar – Bassetti, emerge l’importanza di un miglioramento della forza e della massa muscolare nel soggetto sottopeso, così come un controllo del peso e della pressione dei pazienti in sovrappeso.

A questo si aggiunge uno stretto monitoraggio della glicemia, soprattutto nei soggetti diabetici, oltre che una consistente correzione delle carenze vitaminiche e minerali.

Altrettanto rilevante, ai fini della prevenzione contro il Covid, c’è anche il consiglio di mantenere una regolare attività motoria e una costante esposizione al sole.

La dieta Chetogenica, associata a queste accortezze, potrebbe essere una valida arma per prevenire il Coronavirus. Quest’ultima è da considerarsi come una sorta di terapia aggiuntiva che potrebbe contribuire a bloccare le complicanze della malattia.

Lo studio Sukker – Bassetti sui pazienti affetti da Covid 19 è comunque in evoluzione, così come lo sono stati anche i dati dei pazienti ricoverati durante la terza ondata. Attualmente il tasso di mortalità sembra essersi notevolmente abbassato e ciò è anche legato all’età dei pazienti ricoverati.

Probabilmente un’osservazione che viene come naturale da fare, a seguito della lettura dello studio, è quella di optare per una dieta chetogenica, sempre che si ritenga il candidato ideale per affrontarla.

Infine, l’adozione di un regime chetogenico ben strutturato e personalizzato potrebbe aiutare una progressiva educazione nutrizionale e riabilitazione nei pazienti obesi, fornendo uno strumento efficace per modificare il comportamento dello stile di vita, supportando un controllo a lungo termine del peso corporeo e favorendo una riduzione di tutti fattori di rischio associati per complicanze potenzialmente gravi legate all’infezione da Sars-Cov2.

Prevenire è sempre meglio che curare.

 

 

 


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    Dott.ssa Paola Lemasson

    Biologa Nutrizionista
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    Cell. 347 9241791

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