Dieta del gruppo sanguigno: bufala o verità? - Paola Lemasson

16 Dicembre 20210
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Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare della dieta del gruppo sanguigno, un regime alimentare promosso da alcuni professionisti del settore come uno strumento per migliorare la salute e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

La dieta basata sul gruppo sanguigno nasce nel 1996 con la pubblicazione del libro del naturopata Peter J. D’Adamo intitolato “Eat Right For Your Type”. L’eco di questo caso editoriale ha valicato i confini arrivando anche in Italia,dove il Dr. Piero Mozzi ha ripreso e diffuso la sua personale versione di questo regime dietetico.

In buona sostanza, seguire un simile regime alimentare significa scegliere di consumare esclusivamente determinati alimenti in base al proprio gruppo sanguigno.

In questo modo, verrebbe rispettata la natura evolutiva dei gruppi sanguigni. Nel corso della storia umana i gruppi con cui oggi classifichiamo il sangue sono comparsi in momenti diversi. Secondo D’Adamo ciò rifletterebbe il tipo di dieta diversa seguita dai nostri antenati.

Dunque, il principio su cui si basa questo tipo di alimentazione è che, a seconda dell’appartenenza al gruppo 0, A, B o AB, il sistema immunitario reagisce positivamente quando si assumono certi alimenti, mentre è intollerante ad altri.

Ma cosa c’è di vero in questa emodieta? Molto probabilmente nulla.

Prove e gli studi scientifici non sono al momento stati validati dalla comunità scientifica e, dunque, ogni potenziale beneficio di questa dieta sulla salute non è stato ancora confermato in via chiara e definitiva.

In una revisione sistematica pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition nel 2013, gli autori concludono sostenendo che “mancano prove concrete a sostegno dei benefici presunti delle diete dei gruppi sanguigni”.

Ma prima di soffermarci su questo punto, cerchiamo di comprendere meglio cos’è e su cosa si basa la dieta per gruppo sanguigno.

Cos’è la dieta del gruppo sanguigno?

Ciò che propone la dieta dei gruppi sanguigni illustrata da D’Adamo è piuttosto semplice. Ogni individuo deve selezionare i cibi che consuma ogni giorno in base al gruppo sanguigno che possiede.

La dieta dei gruppi sanguigni, infatti, si basa sul sistema di classificazione del sangue ABO. Questo sistema divide il sangue in 4 categorie (0, A, B, AB) in base alla presenza di specifici antigeni (A e B) sulla superficie dei globuli rossi.

L’idea fondante del naturopata è che i gruppi sanguigni si sono comparsi in successione e si sono evoluti durante la storia umana, in funzione anche dei cambiamenti legati allo stile alimentare dei nostri antenati. Quindi:

  1. Gruppo 0 è quello più antico di tutti, tipico di quegli individui cacciatori-raccoglitori. Dunque, la dieta per chi ha questo gruppo sanguigno si basa su un elevato consumo di carne, pesce e pollame, e alcuni tipi di frutta e verdura. Limitata, invece, l’assunzione di latticini, legumi e cereali.
  2. Gruppo A è il gruppo sviluppatosi nel Neolitico, quando l’uomo diventa sedentario e affianca l’agricoltura, alla caccia e pesca. La dieta per il gruppo sanguigno A è quella vegetariana;
  3. Gruppo B è il gruppo delle popolazioni nomadi, dedite soprattutto alla pastorizia. Per questo gruppo sanguigno la dieta ottimale è a base di carne – ad eccezione di suini e pollame -, prodotti caseari e verdure. Sono, invece, da escludere frumento, mais, pomodori e legumi;
  4. Gruppo AB è quello più recente e raro che ha origine al tempo dell’invasione dell’Impero Romano da parte dei Barbari. Chi è di questo gruppo sanguigno dovrebbe consumare latticini, pesce, legumi e cereali ad eccezione di alcuni tipi di facili, ed eliminando mais, pollame e carne bovina.

La dieta del Dottor Piero Mozzi ricalca quella di D’Adamo, spingendosi però un pò più avanti. Oltre a definire per ogni gruppo una rosa di elementi benefici o tossici, Mozzi indica anche alcuni cibi neutri e alcuni da limitare, se non escludere del tutto, indipendentemente dal gruppo sanguigno che si possiede.

Due di questi sono latte e derivati, e il glutine, considerato il nemico numero uno. Una delle regole base della dieta per gruppi sanguigni di Mozzi è quella di evitare cereali con glutine, in particolare il frumento.

Mozzi suggerirebbe che si tratta di alimenti problematici per il nostro sistema immunitario e, dunque, causa potenziale di diverse patologie che vanno dall’osteoporosi al cancro. Il principio su cui si basano queste tipologie di diete, infatti, è che esista una correlazione tra cibo e sistema immunitario.

Il sangue, e nello specifico gli antigeni presenti sui globuli rossi, è l’espressione massima del sistema immunitario umano e dei suoi cambiamenti per adattarsi alle mutate condizioni climatiche, ambientali e alimentari.

A collegare cibo e sistema immunitario sono le lectine, un gruppo di proteine presenti nei legumi soprattutto e leganti specifici carboidrati, che agiscono come agglutinine. Se assunte in eccesso, infatti, possono ridurre la capacità dell’organismo di assorbire nutrienti, causando anche infiammazioni croniche all’intestino.

La selettività delle lectine a legarsi a specifiche cellule, ha spinto D’Adamo a ritenere che consumare cibi contenenti un tipo di lectine potrebbe causare effetti tossici in chi ha un determinato gruppo sanguigno.

Non è così. Le lectine tendono a reagire in modo simile, indipendentemente dal gruppo sanguigno. E questa è soltanto una delle tante evidenze che dimostrano l’inattendibilità

di una proposta di alimentazione basata sui gruppi sanguigni.

Gruppi sanguigni e alimentazione: scelta sensata o falso scientifico?

Una delle prime critiche alla dieta proposta da D’Adamo riguarda l’evoluzione dei gruppi sanguigni. Contrariamente a quanto sostiene l’ideatore della dieta del gruppo sanguigno, il gruppo più antico di tutti non è lo 0 bensì il gruppo A.

Il gruppo 0, infatti, è caratterizzato da un particolare gene che codifica una proteina difettosa. Sarebbe, dunque, impossibile che una variante di questo tipo sia la più diffusa e abbia dato origine ad altre due varianti (A e B) con geni perfettamente funzionanti.

Inoltre, studi scientifici dimostrano che la differenziazione dei gruppi A e B è apparsa molto presto nel corso dell’evoluzione della specie, probabilmente dopo la separazione tra pesci e anfibi.

Difatti, la troviamo in molte specie animali, rane comprese, ma non nei pesci. Il gruppo 0, dunque, è il più recente, originatosi da una mutazione degli alleli A e B. Alla comparsa del genere umano, quindi, c’erano già tutti i gruppi sanguigni. In questo modo, viene meno il pilastro centrale su cui si basano le teorie di D’Adamo e Mozzi.

Una seconda critica ha a che fare con il presunto legame tra gruppo sanguigno e malattie. Diversi lavori scientifici avrebbero dimostrato nel corso degli anni una diversa suscettibilità dei soggetti con specifico gruppo sanguigno a una serie di patologie. Ad esempio:

  1. Chi ha il gruppo 0 rischia meno di sviluppare malattie cardiovascolari, ma produce più acidi grassi e, dunque, è più soggetto ad alcuni tumori a stomaco e pancreas;
  2. I soggetti di gruppo B sono meno a rischio diabete;
  3. Le persone con gruppo A – secondo recenti studi – sarebbero più vulnerabili al COVID-19.

Si tratta però di correlazioni che sono costantemente oggetto di indagini scientifiche, ma che comunque escludono i benefici di un regime dietetico specifico nel contenere gli eventuali rischi.

Ad oggi tutti gli studi che hanno indagato sul ruolo del gruppo sanguigno nella dieta sono concordi. Non ci sono prove a sostegno dei benefici di dieta in base al gruppo sanguigno.

Tanto più che il sistema di classificazione del sangue ABO che differenzia i 4 gruppi sanguigni in base alla presenza di specifiche molecole sui globuli rossi, non è l’unico. C’è anche il fattore Rhesus (o sistema Rh +/-). In questo modo arriviamo ad almeno 8 combinazioni possibili (A+, A-, B+, B-, AB+, AB-, 0+ e 0-), rispetto alle 4 proposte da D’Adamo e Mozzi.

Andrebbero poi menzionati i risultati di un interessante studio recente sugli effetti dell’associazione tra dieta e gruppo sanguigno in soggetti ad elevato rischio cardiovascolare.

Tale studio ha dimostrato che seguendo le raccomandazioni alimentari di D’Adamo effettivamente la salute del cuore migliora, perché si riducono tutti i fattori di rischio (in particolare indice di massa corporea e lipidi ematici).

Tuttavia, questi miglioramenti sono stati riscontrati sia in individui a cui è stata proposta la dieta corretta in base al proprio gruppo sanguigno, sia in gruppi non associati. A dimostrazione dell’indipendenza tra alimentazione e antigeni del sangue.

Dieta del sangue, sì o no? Le mie conclusioni

Le diete secondo il gruppo sanguigno proposte da D’Adamo e Mozzi, non sono altro che regimi alimentari restrittivi, che eliminano una grossa quantità di alimenti senza motivazioni basate su dati oggettivi e scientifici.

Un’alimentazione rigida e con un ridotto introito calorico può indubbiamente contribuire a miglioramenti nella forma fisica e nei parametri ematici. Ma, dal punto di vista scientifico, non esiste alcuna correlazione con il gruppo sanguigno. Anzi, la comunità scientifica concorda nel ritenere inattendibile la dieta del gruppo sanguigno.

In conclusione, gli unici benefici che potrai ottenere sono quelli di un piano alimentare sano e bilanciato. Seguire un’alimentazione controllata, affidandoti a un nutrizionista esperto, è l’unica via per trarre da quello che mangi un reale vantaggio per la tua salute, qualunque sia il tuo gruppo sanguigno.

Fonti

  • Cusack L., De Buck E., Compernolle V., Vandekerckhove P. – Blood type diets lack supporting evidence: a systematic review – The American Journal of Clinical Nutrition, Volume 98, July 2013;
  • Damian M. – Is it true that in earlier times humans were all O blood type (in ABO blood group) and that A, B and AB blood type occurred later by mutation of the O blood type gene? – Stanford @ The Tech Understanding Genetics, 2010;
  • Wang J., Jamnik J., García-Bailo B., Nielsen D. E., Jenkins D. JA., El-Sohemy A. – ABO Genotype Does Not Modify the Association between the “Blood-Type” Diet and Biomarkers of Cardiometabolic Disease in Overweight Adults – The Journal of Nutrition, Volume 148,, April 2018;
  • Tommasini M. – La dieta del gruppo sanguigno – 2018.

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    Dott.ssa Paola Lemasson

    Biologa Nutrizionista
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    Cell. 347 9241791

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