La Vitamina D fa dimagrire? - Paola Lemasson

8 Luglio 20210
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La Vitamina D fa dimagrire?

Negli ultimi anni, diverse ricerche scientifiche si sono concentrate sulla carenza di vitamina D come una delle possibili cause dell’obesità e, di conseguenza, sul peso che un adeguato dosaggio avesse nel processo di dimagrimento.

La presenza di bassi livelli di Vitamina D nei soggetti obesi è un dato di fatto documentato da molti studi scientifici. Al contrario, tali valori risulterebbero più alti nei soggetti normopeso con un rapporto bilanciato tra massa grassa e massa magra.

Tuttavia, non è ancora ben chiaro se vi sia una relazione causale tra la carenza di questa vitamina e l’aumento di peso e grasso corporeo, o se, invece, si tratti una associazione fortuita.

Lo studio “Carenza di vitamina D: conseguenza o causa dell’obesità?” si focalizza proprio sul nesso tra obesità e bassi livelli ematici di Vitamina D, cercando di risalire ai meccanismi che sono all’origine di tale deficit.

Non solo obesità: le conseguenze di una carenza di Vitamina D

Quando parliamo di Vitamina D facciamo riferimento a un gruppo di 5 pro-ormoni liposolubili di natura steroidea (D1, D2, D3, D4, D5).

Le due forme più importanti sono la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo). La prima viene immagazzinata nell’organismo in via endogena grazie all’esposizione alla radiazione solare, la seconda invece la puoi assumere per via esogena attraverso la dieta.

Nel fegato, colecalciferolo (vitamina D3) ed ergocalciferolo (vitamina D2) vengono convertite per azione enzimatica in 25-idrossivitamina D (25-OHD), la forma presente in circolo e sul cui dosaggio si valuta l’eventuale carenza.

A livello dei reni, poi, avviene la conversione in 1,25-diidrossivitamina D (1,25-(OH)2D) o calcitriolo, la forma attiva della vitamina coinvolta in molteplici funzioni dell’organismo.

Non solo, dunque, per l’omeostasi di calcio e fosforo che contribuisce alla salute di ossa e denti, ma anche:

  1. Alla stimolazione della sintesi delle proteine muscolari e nella diminuzione di collagene di tipo 1 per migliorare la funzione muscolare;
  2. Alla secrezione di insulina;
  3. Al funzionamento del sistema immunitario.

La Vitamina D corporea è il risultato della sintesi endogena, quindi è considerata più un ormone che una vitamina in senso stretto, determinante anche per la funzionalità del sistema endocrino e di quello cardiovascolare.

Ma cosa può provocare un grave deficit di Vitamina D?

Un basso livello di Vitamina D a livello plasmatico è stata associata ad un gran numero di disturbi ed effetti collaterali, tra cui:

  • Osteomalacia negli adulti;
  • Rachitismo nei bambini;
  • Maggior rischio di fratture ossee;
  • Malattie cardiovascolari;
  •  Ipertensione arteriosa;
  • Diabete di tipo 2;
  • Depressione;
  • Malattie autoimmuni;
  • Sindrome metabolica;
  • Rischio di sclerosi multipla per le donne;
  • Tumori;
  • Malattie psichiatriche;
  • Malattie neurodegenerative.

Come vedi, dunque, la Vitamina D rappresenta senza alcun dubbio una molecola chiave per la salute e il benessere dell’organismo.

Tornando al focus di questo articolo e alla relazione tra Obesità e Carenza di Vitamina D, anche lo studio “La malnutrizione dell’obesità: carenze di micronutrienti che promuovono il diabete”, confermerebbe ciò che ormai per la scienza è evidente.

L’80-90% dei soggetti gravemente obesi sono carenti di Vitamina D, suggerendo che in qualche modo questa vitamina sia coinvolta nella patogenesi dell’obesità.

Poca vitamina D fa ingrassare? Relazione con la patogenesi dell’obesità

L’obesità è una patologia cronica multifattoriale che si caratterizza per un eccesso di adiposità (soprattutto a livello addominale) dovuto a uno squilibrio tra introito di calorie ed energia consumata.

Definita da un valore dell’indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index) > 40Kg/m2, rappresenta ad oggi uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo.

Se l’associazione tra carenza di Vitamina D e obesità è confermata da diversi studi, la presenza di una forte relazione causale non è stata ancora del tutto chiarita.

Il deficit di Vitamina D, dunque, favorirebbe l’insorgenza e la progressione dell’obesità oppure è da ritenere che l’eccesso di adiposità determini un calo dei livelli circolanti di vitamina D?

L’ipotesi che un deficit di 25-idrossivitamina D sia conseguenza dell’obesità viene fatta risalire a diversi fattori presenti nei soggetti obesi, come:

  1. Dieta deficitaria di fonti di vitamina D;
  2. Scarsa esposizione solare, dovuta alla ridotta attività fisica outdoor e al disagio di scoprirsi;
  3. Incapacità epatica di convertire la vitamina D nella forma attiva;
  4. Maggiore diluizione volumetrica della vitamina a livello plasmatico e tissutale;
  5. Sequestro di vitamina D nel tessuto adiposo che determina livelli plasmatici più bassi.

Ultimamente, studi e dati sperimentali supporterebbero l’ipotesi di un coinvolgimento della scarsa concentrazione di Vitamina D nella stessa patogenesi dell’obesità.

L’ipovitaminosi D favorirebbe l’accumulo di adiposità sia mediante un aumento dell’ormone Paratiroideao (PTH), con conseguente stimolazione della lipogenesi e incremento dell’afflusso di calcio negli adipociti, sia tramite la differenziazione dei pre-adipociti in adipociti.

È del tutto plausibile che vi siano diversi meccanismi fisiologici coinvolti nella relazione inversa tra una bassa concentrazione plasmatica di Vitamina D e un aumento eccessivo del grasso corporeo.

Il ruolo esatto del deficit nello sviluppo e nella predisposizione all’obesità, però, è ancora oggetto di discussione. Sembrerebbe più probabile, invece, che la carenza sia una conseguenza dell’eccesso di adipe.

Tuttavia, non si può escludere del tutto il coinvolgimento dell’ ipovitaminosi D anche nella patogenesi dell’obesità.

Vitamina D e dimagrimento: gli effetti della supplementazione

Il coinvolgimento del deficit di Vitamina D nello sviluppo dell’obesità renderebbe l’integrazione di questa vitamina un’ulteriore opzione nella prevenzione dell’obesità.

La carenza di Vitamina D si riferisce ad una concentrazione sierica di 25-idrossivitamina D (25(OH)D) inferiore a 50 nmol-1 o 20 ng mL-1. In presenza di tale valore è necessario supplementare.

Correggere uno stato di ipovitaminosi D negli obesi gravi riportando i livelli della 25(OH) vitamina D > 30 ng/ml, richiede almeno 6000-10000 UI al giorno, ovvero dosi 2-3 volte superiori rispetto a quelle che assumono i soggetti normopeso.

Integrare la Vitamina D fa dimagrire?

I risultati ottenuti da diversi studi sembrano andare verso direzioni contrastanti sui benefici che una terapia di integrazione potrebbe avere sulla perdita di peso dei pazienti obesi.

Lo studio “L’integrazione di vitamina D aumenta gli effetti benefici della perdita di peso sui marcatori di rischio di malattie cardiovascolari”, ad esempio, avrebbe evidenziato come l’integrazione di Vitamina D non avesse effetti significativi sulla perdita di peso corporeo.

Un altro studio, sull’integrazione di Vitamina D3 durante la perdita di peso, invece, dimostrerebbe il contrario.

Lo studio condotto su 218 donne in sovrappeso e obese, sottoposte per un anno a dieta ed esercizio fisico, mostra un dimagrimento significativo (+ 3,2 Kg) nel gruppo con livelli adeguati di Vitamina D rispetto al gruppo che presentava una situazione di carenza.

Allora, quanta vitamina D bisognerebbe assumere per dimagrire?

Una recente revisione di alcuni trials clinici sull’efficacia della Vitamina D nella perdita di peso, suggerisce che integrare 25.000-600.000 UI (circa 625-15.000 mcg) di vitamina D al mese, per un periodo di 1-2 mesi, potrebbe ridurre BMI (-0,32 kg/m2) e circonferenza dell’addome (-1,42 cm) in soggetti obesi o in sovrappeso.

Perché la Vitamina D fa dimagrire?

Non è del tutto noto il meccanismo che consente alla Vitamina D di influenzare la perdita di peso. Tuttavia, apporti adeguati di questa vitamina potrebbero aiutare a dimagrire intervenendo su alcuni processi fisiologici che sono alla base della perdita di peso corporeo:

  1. Riduce la formazione delle cellule adipose;
  2. Diminuisce le citochine, responsabili dell’infiammazione e dell’aumento degli adipociti (cellule di adipe);
  3. Regola la secrezione della leptina, ormone che aumenta il senso di sazietà;
  4. Incrementa i livelli di serotonina, un ormone che riduce appetito e introito di calorie;
  5. Aumenta il testosterone, un ormone che favorisce il metabolismo corporeo e la perdita di peso.

Inoltre, un alto livello di Vitamina D favorirebbe il corrette metabolismo negli zuccheri del sangue. Il deficit di Vitamina D talvolta si associa, infatti, all’insulino-resistenza.

Una condizione comune nelle persone obese, che predispone questi soggetti allo sviluppo del Diabete di Tipo 2 e alla sindrome metabolica.

Un’osservazione che viene naturale da fare, al termine di questo approfondimento, è che al di là del ruolo più o meno effettivo dell’ ipovitaminosi D nella patogenesi dell’obesità, migliorare il proprio stile di vita è il punto di partenza per ottenere benefici a lungo termine sulla salute.

La perdita di grasso corporeo, in particolare quello viscerale, contribuisce alla normalizzazione della resistenza all’insulina e di patologie avverse come l’ipertensione arteriosa.

Vitamina D: fabbisogno giornaliero, alimenti e integratori

La quantità di vitamina D da assumere quotidianamente con l’alimentazione è molto piccola (circa 10 milligrammi al giorno). In generale, la vitamina D3 si trova negli alimenti di origine animale, in particolare pesce, carne, frattaglie, uova e latticini.

Poiché ottenere abbastanza vitamina D attraverso le fonti alimentari può essere difficile, ci sono alcune tipologie di persone che corrono il rischio di avere carenze di vitamina D. I fattori che predispongono a un valore insufficiente di questa vitamina sono:

  • Età avanzata;
  • Limitata esposizione al sole;
  • Pigmentazione della pelle scura;
  • Condizioni di salute che limitano l’assorbimento della vitamina D (come la celiachia, la malattia infiammatoria intestinale e la fibrosi cistica);
  • Interventi chirurgici di bypass gastrico.

Il valore da assorbire con l’alimentazione è molto piccolo perchè, a differenza delle altre vitamine, la D è un ormone e, come tutti gli altri ormoni, ce la produciamo da soli, grazie all’esposizione solare.

È possibile produrre quantità adeguate di vitamina D con una moderata esposizione al sole di viso e braccia in media 5-30 minuti due volte a settimana.

Più scura è la pelle e più debole è la luce solare, più minuti di esposizione sono necessari. L’overdose di vitamina D è impossibile dall’esposizione ai raggi UV: la pelle raggiunge un equilibrio in cui la vitamina si degrada alla stessa velocità con cui viene creata.

L’eventuale necessità di integrazione dovrebbe essere valutata a seguito di analisi di laboratorio che evidenziano una carenza di 25(OH)D.

In ogni caso, adottare un regime alimentare sano e praticare attività fisica costante, restano le prime prime opzioni di trattamento dei soggetti in sovrappeso, fornendo uno strumento efficace sia per influenzare lo stato dismetabolico correlato all’obesità che per integrare la carenza di Vitamina D.

Bibliografia

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Mason C., Xiao L., Imayama I., Duggan C., Wang C., Korde L., McTiernan A. – Vitamin D3 supplementation during weight loss: a double-blind randomized controlled trial – The American Journal of Clinical Nutrition, 2014;

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Via M. – The Malnutrition of Obesity: Micronutrient Deficiencies That Promote Diabetes – ISRN Endocrinol, 2012.

 


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    Dott.ssa Paola Lemasson

    Biologa Nutrizionista
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    Cell. 347 9241791

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