Percorsi nutrizionali per la fertilità


la nutrizione in gravidanza


Nutrizione e fertilità

I problemi di fertilità, maschile e femminile, sono sempre più diffusi. Sono molti i fattori legati allo stile di vita che possono contribuire all’infertilità di coppia: tra questi, l’alimentazione gioca un ruolo importante.

L’infertilità è definita come l’inabilità di una coppia di procreare dopo un anno di tentativi: si tratta di un problema che riguarda dal 10 al 15% delle coppie, particolarmente diffuso in alcuni paesi del ricco occidente.

Al di là di situazioni patologiche specifiche, dall’endometriosi al varicocele, sono molti i fattori legati allo stile di vita che possono influenzare la fertilità di uomini e donne: età, attività fisica, peso corporeo, stress, fumo ed alcol e, naturalmente, anche l’alimentazione.

L’età è un fattore sicuramente importante: la fertilità raggiunge un picco per poi calare, più o meno rapidamente, in entrambe i sessi. Nell’uomo la qualità del seme inizia a scemare dai 35 anni in poi: diminuisce il volume prodotto mentre per gli spermatozoi cala la motilità e aumenta la quantità di cellule anormali o con danni al DNA, con un aumento significativo del tempo necessario ad avere una gravidanza quando l’uomo supera i 45 anni. Nella donna la situazione è ancora più complessa: alla nascita la donna possiede già da seicentomila a due milioni di ovociti immaturi ma soltanto 400-500 di questi andranno incontro a maturazione durante il periodo fertile che va dalla pubertà alla menopausa. L’età aumenta il tempo necessario affinché la donna rimanga incinta, in particolar modo oltre i 36 anni, con un incremento del rischio di anomalie genomiche e aborti spontanei. 

Fertilità e stile di vita

L’attività fisica ha un impatto decisamente positivo nell’uomo. Soggetti attivi, impegnati in almeno tre ore di esercizio vigoroso a settimana, hanno un seme con parametri migliori rispetto ai sedentari. Troppo sport può invece essere un problema, ma non avete motivo di preoccuparvi di questo, a meno che non siate degli atleti di élite. Uno sport che invece è controindicato è il ciclismo: un volume di allenamento superiore alle cinque ore settimanali ha mostrato una stretta correlazione con una riduzione del numero di spermatozoi mobili.

L’attività fisica nella donna ha un effetto positivo in soggetti sovrappeso, che probabilmente beneficiano della perdita di peso determinata dal movimento, ma può diventare problematica se eccessiva, in grado di alterare il bilancio energetico del soggetto, con importanti ricadute sull’equilibrio ormonale: tra le atlete non è raro rilevare disturbi del ciclo mestruale e in effetti un aumento di durata, intensità e frequenza dell’attività fisica sembrano ridurre la fertilità. Tuttavia un’attività fisica moderata risulta debolmente correlata con un aumento della fecondità, indipendentemente dal peso corporeo della donna. 

Nell’uomo lo stress può ridurre la qualità del seme: depressione e stress riducono il testosterone e altri ormoni impegnati nella spermatogenesi, anche se è ancora dubbio se sia la depressione a ridurre il testosterone oppure se un ridotto testosterone possa essere tra le cause di depressione. Anche nella donna lo stress ha un impatto negativo, come dimostra la fertilità ridotta di soggetti che lavorano oltre le 32 ore settimanali rispetti a quelli con lavori meno impegnativi. Alcuni ricercatori fanno notare come tra le cause di stress possano esserci anche la  l’ansia e la depressione che spesso si accompagnano a diagnosi di infertilità e ai successivi trattamenti. 

Il fumo di sigaretta riduce la fertilità nell’uomo e nella donna. Nell’uomo il fumo contribuisce allo stress ossidativo che riduce la vitalità degli spermatozoi, mentre nella donna causa un aumento delle gravidanze ectopiche e dell’infertilità, probabilmente per alterazioni dell’ambiente uterino causate dalle sostanze chimiche presenti.

L’alcol riduce la fertilità maschile, tra i bevitori si osserva infatti una netta riduzione del numero di spermatozoi presenti e della loro motilità. Meno netto l’effetto sulla fertilità femminile, che risulta comunque ridotta in forti bevitrici, con aumento degli aborti spontanei e di morte intrauterina del feto.

La caffeina pare avere un effetto negativo sulla fertilità femminile, anche se i risultati degli studi disponibili sono contrastanti.  Un consumo moderato — due tazze di caffè/die — non sembra creare problemi  tuttavia un consumo più importante pare aumentare gli aborti spontanei, soprattutto per consumi superiori ai 400 mg di caffeina al giorno.

Sovrappeso e obesità aumentano l’infertilità nell’uomo. Nei soggetti obesi si riduce numero e motilità degli spermatozoi e aumenta in maniera significativa il danno al DNA dei gameti. A livello del tessuto adiposo è presente in quantità l’enzima aromatasi che è responsabile della conversione del testosterone ad estrogeno con un aumento del rischio di problemi d’erezione. Anche nella donna l’obesità è causa di infertilità, con un aumento dell’incidenza di aborti spontanei tanto maggiore quanto più rilevante il sovrappeso: in donne obese si hanno importanti modifiche a livello follicolare, con alterazione dei livelli di ormoni chiave che possono influenzare negativamente l’ovulazione. I problemi legati al sovrappeso paiono essere reversibili e si riducono o scompaiono quando il soggetto perda peso.

Alimentazione e fertilità nell’uomo

Il rapporto tra dieta e fertilità maschile è stato indagato soprattutto attraverso studi di tipo epidemiologico, lavori che permettono di rilevare associazioni tra il consumo di certi alimenti e i parametri di interesse, in particolar modo qualità del seme e vitalità degli spermatozoi presenti.

Un buon consumo di verdure, vegetali e cereali integrali, alimenti ricchi di acqua, vitamine, minerali e fitonutrienti ad azione antiossidante ha mostrato un effetto positivo sullo stato ossidativo degli spermatozoi, cellule nelle quali si accumulano in quantità radicali liberi. Se gli antiossidanti presenti non sono sufficienti a neutralizzare  le specie reattive man mano che si formano, queste possono produrre danni ai lipidi, alle proteine e al DNA degli spermatozoi, riducendone concentrazione, vitalità e motilità: inoltre  possono aumentare aborti e malformazioni del feto. Tra le vitamine i folati sono molto importanti per la spermatogenesi e una loro carenza può determinare anomalie cromosomiche degli spermatozoi. Recenti lavori di revisione indicano un effetto positivo legato all’integrazione con antiossidanti, anche se la qualità e la tipologia di studi esaminati non ha permesso di chiarire quali siano le sostanze, o le combinazioni di sostanze, responsabili dei miglioramenti: tra le sostanze studiate  grande l’attenzione dedicata al coenzima Q10, uno dei componenti della catena respiratoria mitocondriale, sito dove si forma la maggior parte dei radicali liberi.

Frutta, verdura e cereali sono anche ricchi di fibra che può legare gli estrogeni plasmatici riducendone la concentrazione, fattore importante per una normale fertilità.

Pesce, crostacei e molluschi hanno un ruolo positivo grazie al contenuto di acidi grassi insaturi, in particolar modo omega 3. Sul tema esistono anche studi clinici che hanno mostrato come EPA e DHA, i due principali acidi grassi omega 3, possono decisamente migliorare la qualità dello sperma in soggetti che ne sono carenti.

Più complessa la situazione con latte e latticini. Il consumo di latte intero è associato a riduzione della qualità dello sperma, forse per la presenza di estrogeni di origine animale, mentre il consumo di prodotti scremati è associato ad un miglioramento. Un qualche ruolo potrebbe averlo l’IGF-1 presente nel latte e l’insulina, prodotta in seguito al consumo di latticini: le due sostanze stimolano infatti la spermatogenesi.

La soia e i suoi derivati sono spesso indicati come  un potenziale problema per la fertilità maschile per la rilevante presenza di fitoestrogeni, sostanze che teoricamente potrebbero interferire con l’azione degli ormoni maschili. In realtà sono scarsi i lavori sul tema e i pochi studi di intervento non hanno mostrato correlazione tra un elevato consumo di soia e la qualità del seme.

Gli studi indicano invece che consumi elevati di carni lavorate e carne rossa possono causare problemi: si tratta di alimenti ricchi di grassi saturi e di grassi trans naturali, sostanze che hanno un impatto negativo sulla salute maschile, con possibile riduzione dei livelli di testosterone e riduzione della spermatogenesi. Analogo effetto negativo sembra averlo un elevato consumo di patate,  di dolci e di bevande dolcificate, tutti fattori che favoriscono l’aumento di peso e aumentano infiammazione e stress ossidativo, fattori fortemente negativi per la qualità del seme.

Infine anche tè, caffè e alcol se consumati in quantità eccessive possono contribuire ad una riduzione della fertilità, anche se i dati disponibili sono molto sfumati e di non facile interpretazione. 

Alimentazione e fertilità nella donna

Molto più rilevante il corpus di studi che indaga la relazione tra dieta e infertilità femminile, con studi epidemiologici e studi di intervento, molti dei quali relativi a procedure di gravidanza assistita.

Nella donna il ruolo degli antiossidanti non appare così netto come nell’uomo. Gli studi disponibili sono eterogenei e troppo grande la differenza di sostanze utilizzate per poter trarre delle conclusioni convincenti.

Buone le evidenze per le vitamine del gruppo B, in particolare la B12, e per i folati: questi ultimi accanto ad un aumento della fertilità presentano un ben noto effetto protettivo nei confronti di difetti del tubo neurale del feto. La maggior parte degli studi sembra indicare che gli effetti benefici dei folati sulla fecondità si hanno con dosi decisamente superiori rispetto a quelle utilizzate nella prevenzione delle malformazioni.

Ovaie, endometrio e placenta sono ricche di recettori per la vitamina D e vari studi hanno mostrato che donne con fertilità ridotta — soggetti con ovaio policistico e forte carenza di vitamina D — hanno registrato miglioramenti con integrazione della vitamina. Tuttavia i lavori epidemiologici disponibili non mostrano chiara correlazione tra status plasmatico di vitamina D e gravidanza. L’associazione risulta debole e richiede di essere indagata con studi dedicati e di qualità. Situazione analoga la abbiamo per la vitamina E che in alcuni casi pare aumentare la fertilità ma che a dosi molto elevate rappresenta invece un fattore di rischio per problemi cardiaci e tumori del seno.

Per quel che riguarda i grassi, anche nella donna si conferma il ruolo problematico dei grassi trans- mentre non paiono avere impatto determinante quelli saturi. Un ruolo positivo è confermato per acidi grassi insaturi e polinsaturi, soprattutto omega 3.

Il consumo di latte e latticini è stato a lungo ritenuti un problema per la fertilità ma diversi studi recenti, compresi lavori clinici d’intervento, non hanno mostrato effetti negativi anzi, in alcuni casi hanno fatto registrare deboli effetti positivi, soprattutto in donne oltre i 35 anni.

Un eccessivo consumo di carne pare essere deleterio anche per la fertilità femminile mentre il consumo di soia e derivati sembra esercitare un debole effetto positivo. Il consumo di pesce, ricco di omega 3, potrebbe essere un fattore positivo ma va considerato il potenziale rischio, dovuto al possibile accumulo di metalli pesanti, in specie mercurio. 

Alimentazione e fertilità: qualche indicazione

Appare evidente dai dati che arrivano dalla ricerca che una migliore fertilità passa anche dalla tavola. Il tipico stile di vita occidentale — con una dieta ricca di grassi e zuccheri, il diffondersi a macchia d’olio di sovrappeso e sedentarietà, uniti allo stress della vita moderna – sono tutti fattori che possono in qualche modo contribuire all’aumento dei problemi di infertilità registrati negli ultimi decenni.

Purtroppo non esistono protocolli testati clinicamente o diete della fertilità che abbiano una solida base scientifica. Gli studi di intervento finora effettuati non permettono di costruire un quadro preciso in cui muoversi, anche perché molto spesso dedicati a sottogruppi particolari, con patologie o situazioni che non rendono possibile applicare alla popolazione generale certi risultati.

Ricercatori esperti nel campo, come Chavarro e Willett,  hanno pubblicato “The fertility diet“,  un interessante lavoro di divulgazione mirato soprattutto al pubblico USA — di certo non conosciuto per una dieta equilibrata — che ha il merito di riconoscere lo stato ancora embrionale della ricerca nel settore, focalizzando l’attenzione del lettore su quelle che, alla luce dei dati disponibili, sono le scelte alimentari corrette, con interventi semplici ma efficaci sullo stile di vita in generale.

Per noi che viviamo sull’altra riva dell’Atlantico, anzi nel bacino del Mediterraneo, un passo essenziale per eliminare quei fattori che possono ridurre la fertilità è riscoprire la vera dieta mediterranea, ricca di verdure, frutta, cereali integrali, pesce, legumi, carni scelte, olio di oliva e, soprattutto, frugale e modesta nei consumi complessivi, accompagnata da tanta attività fisica e da quella convivialità che tanto può fare per ridurre stress e alienazione.

Per combattere l’infertilità le raccomandazioni relative allo stile di vita sono tutto sommato semplici:

  • Mantenere un buon peso, con un Indice di Massa Corporea inferiore a 25. La circonferenza vita dovrebbe essere inferiore agli 80 cm per le donne e ai 94 cm per l’uomo;

  • Dedicare almeno tre ore settimanali all’attività fisica, senza esagerare:  per l’uomo un eccesso di ore in sella alla bicicletta può essere un problema;

  • Mantenersi ben idratati: l’acqua è sufficienti, anzi è la scelta migliore;

  • Consumare una buona quantità di verdure e frutta: particolarmente preziose le verdure a foglia, ricche di folati. Tre porzioni di frutta e due abbondanti porzioni di verdura sarebbero l’ideale, durante la giornata;

  • Preferire cereali integrali e legumi, alimenti ricchi di carboidrati ma anche di preziosa fibra;

  • Per gli uomini è consigliato un buon consumo di pesce, crostacei e molluschi: maggior attenzione verso questi alimenti per le donne, che comunque non devono certo evitarli (maggiori informazioni in questo articolo>);

  • Ridurre se necessario il consumo di carni lavorate e carni rosse, integrando comunque l’apporto proteico complessivo con un’adeguata quota di proteine di origine vegetale;

Una eventuale integrazione, vitamine, minerali o antiossidanti, va valutata con il proprio medico e con professionisti ben preparati, dopo aver accertato eventuali carenze o problemi di assorbimento (ricordiamo che alcune patologie come la malattia celiaca, determinando malassorbimento di numerosi micronutrienti, possono essere tra le cause di infertilità .

Ovviamente sarà bene fare attenzione al consumo di alcuni alimenti, molti dei quali rientrano in quella categoria di cibi spazzatura che sarebbe comunque saggio consumare in maniera assolutamente occasionale:

  • Dolci, dolciumi, prodotti preconfezionati ricchi di zuccheri e grassi;

  • Patatine, snack, prodotti da forno ricchi di grassi e zuccheri;

  • Carni conservate e carni rosse ricche di grassi;

  • Formaggi ad alto contenuto di grassi;

  • Alcolici e superalcolici;

  • Caffè e tè.

L’alimentazione è soltanto uno dei tanti fattori che possono contribuire all’infertilità, sia maschile che femminile. Quando esistono problemi di questo tipo è importante essere seguiti da professionisti — ginecologi e andrologi in primis — in modo da verificare se non esistano patologie in atto e intervenire in maniera mirata con modifiche del proprio stile di vita: mangiare bene non serve soltanto a dimagrire, ma a vivere meglio, al massimo delle proprie possibilità. 


Percorsi nutrizionali per la fertilità



menopausa alimentazione e dieta
menopausa alimentazione e dieta

menopausa alimentazione e dieta

Menopausa

Il termine menopausa deriva dal greco menos (mese) e pausis (cessazione). La menopausa fisiologica (naturale), che in genere si presenta tra i 46 e i 55 anni (1), corrisponde quindi all’ultima mestruazione, a seguito dell’esaurimento fisiologico della riserva ovarica femminile. Sebbene questa transizione è normale e fisiologica, possono influenzare negativamente la qualità della vita nonché il rapporto con gli altri (1).


nutrizionista endometriosi
nutrizionista endometriosi

nutrizionista endometriosi

Endometriosi

Il sintomo principale dell’endometriosi è il dolore, che può arrivare ad essere invalidante e compromettere la qualità della vita. Si tratta di un dolore pelvico cronico presente soprattutto durante il ciclo mestruale che può accompagnarsi a dolore ovarico intermestruale, dolore all’evacuazione, dolore lombare, dolore durante e dopo l’atto sessuale, stanchezza cronica e talvolta sintomi tipici dell’intestino irritabile con gonfiore addominale e alvo alterno. Tuttavia, una minoranza di donne può essere addirittura asintomatica.


nutrizionista fertilità
nutrizionista fertilità

nutrizionista fertilità

Sindrome dell’ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS( è un disturbo comune che colpisce le donne in età riproduttiva (Fauser et al. 2012 ). In generale, per la diagnosi di PCOS devono essere soddisfatti due criteri, come oligoovulazione/anovulazione, iperandrogenismo e ovaio policistico all’ecografia. Tuttavia, il suo fenotipo è accompagnato da una gamma molto più ampia di caratteristiche riproduttive, endocrine e metaboliche.


alimentazione fibromialgia
alimentazione fibromialgia

alimentazione fibromialgia

Fibromialgia

La sindrome fibromialgica (FMS) è una patologia caratterizzata dal dolore diffuso e punti dolorabili alla palpazione (tender points). I pazienti affetti da FMS provano affaticamento persistente, disturbi cognitivi o della memoria, disturbi dell’umore, problemi gastrointestinali e disturbi del sonno.


Prenota ora una visita nutrizionale con la Dottoressa Lemasson













    [recaptcha]

    Dott.ssa Paola Lemasson

    Biologa Nutrizionista
    Partita IVA 02670030028
    Riceve presso Studio Medico BEAUTYMED Via della Vittoria 31 – CHIAVAZZA (BI)
    Cell. 347 9241791

    Iscrizione Ordine dei Biologi 080865

    Dove Sono

    Social Network