La qualità ovocitaria è profondamente influenzata dallo stato nutrizionale nei 3-6 mesi precedenti la PMA. CoQ10, vitamina D, glutatione e microbiota vaginale sono i nutrienti chiave su cui intervenire con una dieta personalizzata per migliorare la risposta alla stimolazione ormonale e il tasso di impianto embrionale.
La ricerca scientifica più recente conferma che l’alimentazione non è un fattore secondario nella fertilità: influenza direttamente la qualità degli ovociti, la risposta ovarica alla stimolazione ormonale, la salute dell’endometrio e i tassi di impianto embrionale.
Il “priming nutrizionale“, ovvero la preparazione del corpo attraverso una dieta mirata nei mesi precedenti la PMA, è oggi considerato parte integrante del percorso di procreazione medicalmente assistita.

Cos’è il priming nutrizionale e perché conta nella PMA
Il concetto di priming nutrizionale si riferisce alla preparazione del corpo attraverso una dieta mirata nei 3-6 mesi precedenti un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).
Non si tratta semplicemente di “mangiare sano”: è una strategia nutrizionale clinicamente orientata che agisce su meccanismi biologici precisi: la funzione mitocondriale degli ovociti, l’equilibrio ormonale, la salute dell’endometrio e la risposta infiammatoria.
La ricerca degli ultimi anni ha ribaltato l’idea che la nutrizione fosse un fattore marginale nella fertilità.
Oggi sappiamo che la qualità ovocitaria, uno dei principali predittori del successo della PMA, è profondamente influenzata dallo stato nutrizionale della donna nei mesi precedenti il prelievo degli ovociti.
Questo articolo esamina le evidenze scientifiche più recenti sui nutrienti chiave che possono fare la differenza in un percorso di fecondazione assistita.

CoQ10: il bio-rigeneratore degli ovociti
Il Coenzima Q10 (CoQ10) è molto più di un semplice antiossidante: è un trasportatore di elettroni essenziale nella catena respiratoria mitocondriale degli ovociti.
Senza di esso, i mitocondri non riescono a produrre ATP in quantità sufficiente per supportare i processi che richiedono il massimo consumo energetico dell’ovocita: la corretta divisione dei cromosomi durante la meiosi.
Una revisione sistematica del 2025 pubblicata su Frontiers in Cell and Developmental Biology (Jiang et al.) ha chiarito i meccanismi d’azione del CoQ10 sulla fertilità femminile:
- Con l’età, la produzione endogena di CoQ10 cala progressivamente, portando a un deficit di ATP nei mitocondri ovocitari
- Questo deficit aumenta il rischio di errori cromosomici (aneuploidie), la causa principale di mancato impianto e aborti spontanei nelle donne over 35
- L’integrazione con CoQ10 aiuta a mantenere l’integrità del fuso meiotico e la corretta segregazione cromosomica
- Il pre-trattamento con CoQ10 migliora significativamente la risposta ovarica alla stimolazione ormonale e la qualità degli embrioni in IVF/ICSI
- Effetti promettenti sono stati osservati anche in donne con PCOS (Sindrome dell’Ovaio Policistico) e POF (Insufficienza Ovarica Prematura), Jiang Y et al., 2025.
Fonti alimentari e integrazione
Le principali fonti alimentari di CoQ10 sono: carne (in particolare cuore e fegato), pesci grassi (salmone, sardine, sgombro), spinaci e frutta a guscio (noci, pistacchi).
Tuttavia, è importante essere onesti: i dosaggi terapeutici efficaci per la fertilità (200-600 mg/die) sono difficilmente raggiungibili attraverso la sola dieta.
In questi casi, l’integrazione mirata sotto supervisione del professionista è la strategia più appropriata.
La forma ubiquinolo (CoQ10 ridotto) è generalmente considerata più biodisponibile rispetto all’ubiquinone, soprattutto nelle donne over 35.
Vitamina D: il pro-ormone della fertilità
La vitamina D non è una semplice vitamina: è un pro-ormone con recettori presenti in quasi tutti i tessuti del corpo, inclusi l’ovaio, l’utero e la placenta.
Il suo ruolo nella fertilità è oggetto di crescente attenzione scientifica, con implicazioni dirette per i risultati della PMA.
Uno studio clinico del 2025 pubblicato su Frontiers in Endocrinology (Yu et al.) ha valutato l’effetto della carenza di vitamina D nei risultati della fecondazione in vitro in donne con PCOS:
- La carenza di vitamina D non sembra ridurre il numero di ovociti recuperati nella stimolazione
- Tuttavia, ottimizza in modo significativo la ricettività endometriale — la capacità dell’endometrio di accogliere l’embrione
- Migliora la qualità del microambiente follicolare, l’ambiente in cui matura l’ovocita prima del prelievo
- Nelle donne con PCOS, la correzione della carenza di vitamina D si associa a migliori esiti clinici della gravidanza (Yu L et al., 2025)
Fonti e monitoraggio
Le principali fonti alimentari sono: olio di fegato di merluzzo, tuorlo d’uovo, funghi esposti alla luce solare.
La sintesi cutanea attraverso l’esposizione solare resta però la fonte primaria.
È fondamentale misurare i livelli di 25-OH vitamina D nel sangue prima di integrare: la carenza è molto comune in Italia, specialmente nei mesi invernali, ma anche un eccesso può essere dannoso. Il target ottimale per la fertilità è generalmente indicato tra 40 e 60 ng/mL.
Glutatione: lo scudo antiossidante
Il glutatione è il principale antiossidante intracellulare del corpo umano e svolge un ruolo cruciale nella protezione degli ovociti dallo stress ossidativo. Lo stress ossidativo — uno squilibrio tra la produzione di radicali liberi e la capacità antiossidante dell’organismo — è oggi riconosciuto come uno dei meccanismi chiave nel deterioramento della qualità ovocitaria legato all’età e a condizioni come la PCOS e l’endometriosi.
Uno studio pubblicato su Human Reproduction (Smits et al., 2023) ha documentato che negli ovociti di donne in età materna avanzata si osserva un’alterazione significativa del rapporto glutatione/ossiglutatione, accompagnata da disfunzione mitocondriale — confermando il ruolo centrale di questo antiossidante nella qualità ovocitaria.
Come supportare il glutatione attraverso l’alimentazione
Mangiare direttamente glutatione non è una strategia efficace: questa molecola viene in gran parte degradata durante la digestione. La strategia nutrizionale corretta è fornire al corpo i precursori e i cofattori necessari per la sua sintesi endogena:
Cibi ricchi di zolfo (precursori della cisteina, aminoacido limitante per la sintesi di glutatione):
- Asparagi, avocado, broccoli, cavolfiori, aglio, cipolle, cavolo
Selenio (cofattore essenziale per l’enzima glutatione perossidasi):
- Noci del Brasile (2-3 al giorno coprono il fabbisogno), frutti di mare, tonno, uova
Vitamina C (rigenera il glutatione ossidato):
- Peperoni, kiwi, agrumi, fragole, broccoli
Microbiota vaginale e tasso di impianto
Un campo di ricerca emergente e molto promettente riguarda il ruolo del microbiota vaginale nei risultati della PMA. L’utero e la vagina non sono ambienti sterili: ospitano una comunità microbica specifica che può influenzare significativamente la ricettività endometriale e il tasso di impianto embrionale.
Un microbiota vaginale dominato da Lactobacillus — in particolare L. crispatus — è associato a migliori esiti riproduttivi, mentre la presenza di batteri pro-infiammatori (disbiosi) può compromettere l’ambiente uterino e ridurre le probabilità di impianto.
Uno studio pubblicato su Reproductive Biology and Endocrinology (Su et al., 2024) ha analizzato il microbioma vaginale ed endometriale di 239 pazienti infertili sottoposte a IVF-ET, dimostrando una forte correlazione positiva tra abbondanza di Lactobacillus e successo dell’impianto embrionale, con un modello diagnostico che raggiunge un’accuratezza del 91,3% nel discriminare i casi di fallimento multiplo di impianto.
La ricerca attuale sta esplorando l’uso di probiotici specifici (in particolare ceppi Lactobacillus) per modulare il microbiota vaginale e ottimizzare l’ambiente endometriale prima del transfer embrionale. I dati preliminari sono incoraggianti, sebbene siano necessari trial clinici randomizzati più ampi per confermare protocolli specifici.
Dal punto di vista nutrizionale, supportare la salute del microbiota intestinale — che è correlato a quello vaginale — attraverso una dieta ricca di fibre, alimenti fermentati (yogurt, kefir, crauti) e povera di zuccheri raffinati, rappresenta una strategia a basso rischio e potenzialmente benefica.
I 4 pilastri nutrizionali per la fertilità

La ricerca scientifica identifica quattro aree prioritarie su cui intervenire con la nutrizione nei percorsi di fertilità:
1. Detossificazione epatica
Il fegato è il principale organo di detossificazione del corpo e regola il metabolismo degli ormoni sessuali. Un fegato sovraccarico di tossine ambientali (inquinanti, pesticidi, plastiche), alcol e farmaci può alterare l’equilibrio estrogenico. Una dieta ricca di verdure crucifere (broccoli, cavolfiori, rucola), limone, curcuma e alimenti biologici supporta attivamente la funzione epatica.
2. Gut health — salute intestinale
L’intestino non è solo responsabile dell’assorbimento dei nutrienti: è un organo endocrino che produce neurotrasmettitori, regola il sistema immunitario e dialoga con il microbiota vaginale. Priorità: fibre prebiotiche (carciofi, aglio, cipolla, avena), alimenti fermentati, riduzione di alimenti ultraprocessati e zuccheri raffinati.
3. Riduzione dell’infiammazione cronica
L’infiammazione sistemica di basso grado è associata a endometriosi, PCOS e ridotta qualità ovocitaria. Gli alimenti antinfiammatori per eccellenza sono: pesce azzurro e salmone (omega-3), olio extravergine d’oliva, frutta colorata (frutti di bosco, melograno), spezie come curcuma e zenzero.
4. Bilanciamento della glicemia
I picchi glicemici ripetuti aumentano l’insulina, che nelle donne con PCOS stimola la produzione ovarica di androgeni e peggiora l’ovulazione. Strategia: scegliere carboidrati a basso indice glicemico, abbinare sempre una fonte proteica e un grasso sano ai pasti, evitare zuccheri semplici e farine raffinate.
FAQ: Domande frequenti
Quando iniziare il percorso nutrizionale prima della PMA?
Idealmente 3-6 mesi prima del ciclo di stimolazione. Il ciclo di maturazione di un ovocita dura circa 90 giorni: gli interventi nutrizionali hanno quindi bisogno di tempo per produrre effetti sulla qualità ovocitaria.
Il CoQ10 è utile anche per le donne sotto i 35 anni?
Sì, ma l’evidenza scientifica è più robusta per le donne over 35 o con ridotta riserva ovarica. Nelle donne più giovani senza particolari criticità, l’alimentazione equilibrata può essere sufficiente senza necessità di integrazione.
La dieta può influenzare i risultati della PMA?
Sì, le evidenze scientifiche supportano l’idea che lo stato nutrizionale pre-concezionale influenzi la qualità ovocitaria, la risposta alla stimolazione e la ricettività endometriale. Non è una garanzia di successo, ma può migliorare significativamente le probabilità.
La PCOS richiede un approccio nutrizionale diverso?
Sì. Le donne con PCOS beneficiano in modo particolare del controllo glicemico, della riduzione degli alimenti infiammatori e dell’integrazione con specifici micronutrienti (inositolo, vitamina D, omega-3). Il piano nutrizionale deve essere personalizzato in base al profilo metabolico individuale.
È necessario integrare tutti questi nutrienti contemporaneamente?
Non sempre. Prima di iniziare qualsiasi integrazione è fondamentale una valutazione nutrizionale completa con esami ematici specifici. L’integrazione non mirata può essere inutile o, in alcuni casi, controproducente.
Conclusioni
Le evidenze scientifiche degli ultimi anni hanno consolidato il ruolo della nutrizione come componente attiva e misurabile nei percorsi di fertilità e PMA.
Il concetto di priming nutrizionale (preparare il terreno biologico prima della stimolazione ormonale) non è più un’intuizione empirica, è una strategia supportata da dati molecolari e clinici.
CoQ10 per la funzione mitocondriale degli ovociti, vitamina D per la ricettività endometriale, antiossidanti per ridurre lo stress ossidativo, probiotici per il microbiota vaginale, e un’alimentazione antinfiammatoria e glicemicamente equilibrata, questi non sono elementi separati, ma le componenti di un approccio integrato che richiede personalizzazione e supervisione professionale.
Affidarsi a un percorso nutrizionale specialistico nei mesi che precedono la PMA non è un lusso, è un investimento concreto sulla qualità del materiale biologico con cui si affronta il percorso.
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