Cosa succede al grasso quando dimagrisco?

cosa succede al grasso quando dimagriamo
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  • Salute e alimentazione

Ti sei mai chiesto cosa succede al grasso quando dimagriamo? È una domanda, questa, a cui molto pochi sanno dare una risposta corretta. E considerando l’elevato tasso di soggetti in sovrappeso e la diffusione dell’obesità viscerale, si tratta anche di un argomento interessante da trattare. Soprattutto in virtù della sorprendente ignoranza e confusione sul processo metabolico della perdita di peso.

Molti ritengono che il grasso venga semplicemente convertito in energia, in barba alle leggi fisiche di conservazione della massa. Altri, invece, pensano che basta eliminare i grassi con le feci oppure che addirittura vengano convertiti in muscolo. La realtà dei fatti è molto più semplice, così tanto da essere quasi banale.

In questo articolo, voglio spiegarti esattamente come viene eliminato il grasso corporeo e, soprattutto, dove va a finire quando cominciamo a perdere peso.

Come avviene il processo di dimagrimento

Prima di vedere dove va a finire il grasso perduto, facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire meglio come avviene il dimagrimento.

Tutti i carboidrati e le proteine in eccesso nell’organismo vengono trasformati in trigliceridi, che sono immagazzinati negli adipociti, ovvero le cellule che compongono il tessuto adiposo. 

L’eccesso di grasso alimentare viene accumulato molto più facilmente negli adipociti perché non necessita di alcuna conversione se non della lipolisi e re-esterificazione.

Lo stoccaggio continuo di grasso fa aumentare notevolmente il volume degli adipociti, con il conseguente aumento di peso e volume corporeo.

Quando si vuole dimagrire, nel senso di perdere grasso mantenendo la massa magra, è necessario – da un punto di vista strettamente biochimico – mobilizzare e metabolizzare i trigliceridi immagazzinati negli adipociti, riducendo massa e volume.

Affinché questo grasso venga eliminato è necessario che:

  1. Fuoriesca dagli adipociti;
  2. Venga immesso nel flusso sanguigno;
  3. Sia impiegato dalle altre cellule per scopi energetici.

Dunque è necessario che l’organismo sia messo in condizioni di catabolismo, ovvero di demolizione del tessuto adiposo di riserva a scopo energetico.

Questi tre passaggi si realizzano nel momento in cui viene instaurato un deficit energetico tramite una dieta ipocalorica adeguata e attività fisica. È necessario quindi immagazzinare meno calorie di quelle che si bruciano.

Con l’avanzare di questo processo metabolico, gli adipociti non scompaiono ma riducono drasticamente il loro volume, determinando così cambiamenti visibili nella composizione del corpo. Questo processo però è associato a una sorta di gerarchia del dimagrimento, ecco perché alcune zone dimagriscono prima di altre.

Quale parte del corpo dimagrisce prima

Nel corpo umano sono presenti due tipologie di grasso: quello sottocutaneo e quello viscerale, quest’ultimo anche il più pericoloso per la salute ma anche il più reattivo al deficit calorico.

Il primo grasso ad andare via, infatti, sarà proprio quello viscerale che solitamente è più superficiale e presente nella zona dell’addome, e che avvolge anche gli organi interni (fegato, pancreas, intestino, stomaco).

Per perderlo, ed anche rapidamente, è necessaria una dieta ipocalorica specifica. I primi segni di dimagrimento quindi sono proprio riduzione del girovita e dei fianchi.

In secondo luogo ad essere mobilizzato sarà il grasso sottocutaneo, più profondo e quindi anche più difficile da perdere, tanto da essere chiamato anche grasso ostinato. È quello che interessa zone del corpo come:

  • glutei;
  • petto;
  • spalle;
  • braccia.

Tutte parti anatomiche che per sembrare più scolpite richiedono, non soltanto una buona dieta, ma anche tanta attività fisica mirata. E ora veniamo al focus di questo articolo: “Cosa succede al grasso in eccesso quando dimagriamo?”. Scoprilo leggendo il prossimo paragrafo.

Cosa succede al grasso quando dimagriamo

Una molecola di trigliceride è costituita da glicerolo e da tre acidi grassi medi esterificati, ovvero acido oleico, palmitico e linoleico, composti da atomi di carbonio, idrogeno e ossigeno. Nel complesso una molecola di trigliceride può essere rappresentata con la formula chimica C55H104O6.

L’ossidazione completa di una singola molecola di trigliceridi coinvolge molti enzimi e passaggi biochimici, ma l’intero processo può essere riassunto come:

C55H104O6 + 78O2 → 55CO2 + 52H2O + energia

In parole più semplici, per bruciare 10 kg di grasso corporeo il corpo ha bisogno di inalare 29 kg di ossigeno (O2) e produrre 28 kg di anidride carbonica (CO2) e 11 kg di acqua (H2O). 

Il carbonio presente all’interno dei trigliceridi viene smaltito sotto forma di anidride carbonica, mentre l’idrogeno sotto forma di acqua. I sei atomi di ossigeno della molecola di trigliceridi, invece, saranno condivisi da CO2 e H2O in un rapporto di 2:1. In altre parole, quattro atomi saranno espirati come anidride carbonica e due formeranno acqua.

L’espressione “bruciare i grassi” quindi sarebbe piuttosto fuorviante. Il grasso in eccesso non viene bruciato, perché nel suo smaltimento un ruolo importante lo ha l’apparato respiratorio.

Perdita di grasso: il ruolo dei polmoni

I polmoni sono il principale organo escretore del grasso corporeo. Perdere peso equivale quindi a mobilitare il carbonio immagazzinato nelle cellule adipose. A contatto con l’ossigeno che respiriamo, le molecole di grasso si ossidano e si separano nei loro singoli componenti. 

Il processo metabolico di scomposizione del grasso per produrre energia genera due sottoprodotti: acqua e anidride carbonica. Quest’ultima viene esalata mediante la respirazione, mentre l’acqua la eliminiamo attraverso sudore, urina e aria espirata. 

Dunque, per rispondere alla domanda del titolo di questo articolo: il grasso in eccesso si elimina con la respirazione. A dimostrarlo è stata una ricerca australiana coordinata dal fisico Ruben meerman e pubblicata sul British Medical Journal

Il risultato di questo studio è stato che di 10 Kg di grasso perso almeno 8,4 Kg vengono eliminati sotto forma di anidride carbonica quando respiriamo. Gli altri 1,6 Kg, invece, sono smaltiti mediante l’acqua prodotta durante il processo di ossidazione dei trigliceridi, sotto forma di urine, lacrime, sudore e altri liquidi corporei.

In realtà non sono soltanto i grassi ad essere espulsi tramite i polmoni. Anche carboidrati digeriti vengono convertiti in anidride carbonica e acqua. Stessa cosa per le proteine, che in parte si trasformano in urea e smaltite con l’urina.

Ovviamente, per far sì che avvenga questo processo di smaltimento dei grassi è necessario inspirare almeno 29 Kg di ossigeno. Considerando che un adulto è in grado di fare 12 respiri al minuto, per arrivare a questa quantità dovrebbero servire più di 1 milione di respiri, e circa 54 giorni.

Respirare più velocemente certamente non aiuta a dimagrire e a ridurre più grasso corporeo. A riposo, una persona che pesa in media 70 Kg e che segue una dieta varia ed equilibrata espira circa 200 ml di CO2  in 12 respiri al minuto. Ognuno di questi respiri espelle 33 mg di CO2, e di cui 8,9 mg sono carbonio. In una giornata intera dormendo, riposando e svolgendo attività leggere, questa persona espira 0,7 Kg di CO2  e perde circa 203 g di carbonio.

Con un’ora di esercizio fisico, che implica un respiro maggiore e un aumento di tasso metabolico fino a 7 volte quello del riposo, vengono rimossi altri 39 gr di carbonio dall’organismo, arrivando a un totale di 240 g (circa il 20%).

Al confronto, un muffin da 100 gr o una fetta di pizza margherita fornisce lo stesso 20% del fabbisogno calorico giornaliero. In questo modo, l’attività fisica come strategia per perdere peso è totalmente vanificata.

Cosa significa?

Che per una perdita consistente di grasso, visto il contributo tutto sommato ridotto dell’attività fisica, è sempre necessario affiancare una strategia nutrizionale basata sul controllo della qualità e della quantità del cibo ingerito.

Mangiare di meno, muoversi di più: la ricetta perfetta per una perdita di grasso efficace e duratura.

Fonti